| Si tratta di un elettroscopio (eventualmente eletrometro se dotato di una scala graduata) che operava con un campo elettrico ausiliario, prodotto dalla pila a secco di Zamboni. In una custodia di vetro e legno è conservata una pila a secco ai cui poli sono collegati, tramite bracci regolabili, due piattini. Nello spazio fra i due piattini doveva trovarsi una sottile foglia d'oro, collegata ad un terminale metallico e sostenuta da un supporto isolante. Quando un corpo carico veniva posto a contatto con la foglia, questa si spostava deviando verso il piattino con carica opposta. La presenza di un intenso campo elettrico conferiva allo strumento una notevole sensibilità e la possibilità di determinare immediatamente la polarità della carica. La pila a secco è del tipo inventato dal veronese Zamboni ed è costituita da un gran numero (qualche migliaio) di dischetti di carta, argentata o stagnata da una parte. Sull'altra parte dei dischetti è fatta aderire una polvere di biossido di manganese. Ogni dischetto assorbe un po' di umidità dall'aria e si comporta come un elemento di pila voltaica. Dato l'elevato numero di elementi in serie, la pila era in grado di produrre differenze di potenziale dell'ordine di un centinaio di volt o più, pur con una debolissima corrente. Proverbiale era la durata di queste pile (anche più di 100 anni). |
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